È di questi giorni la polemica, innescatasi sui social, dell’overtourism che affolla le Dolomiti. Centinaia di persone in coda per salire nel posto fotografato da tutti. Centinaia di persone che aspettano anche ore, pagando biglietti dai costi spropositati per fare pochi passi in montagna.
Le foto e i video sono di questi giorni, ma la polemica non è nuova. Sono anni che si legge che le Dolomiti sono vittime di overtourism, che l’esperienza per i viaggiatori è sempre più frustrante e sempre meno rigenerante e che, a conti fatti, sta diventando impossibile affrontare la spesa per la famiglia media.
Le Tre Cime di Lavaredo registrano picchi di fino a 14.000 presenze giornaliere durante l’estate, innescando la discussione sulla regolamentazione degli accessi. Negli ultimi giorni il dibattito sul turismo di massa ha travolto l’intera regione: Seceda, le Tre Cime e l’Alpe di Siusi sono finite sotto la lente d’ingrandimento. Le scritte rosse come “too much” o “tourists go home” raccontano una protesta percepita come urgente.
Anche la Fondazione Dolomiti UNESCO e il CAI hanno attivato un tavolo di lavoro con linee guida per comunicare in modo responsabile, deviare i flussi verso mete meno affollate e preservare l’equilibrio.

Leggo tutte queste nel solario nuovo che stiamo costruendo. Mi piace prendermi un momento al mattino per leggere i giornali e informarmi su quello che succede. Spesso mi infervoro, sempre più di frequente (purtroppo) inorridisco, ma in questo caso mi viene da sorridere.
Alzo lo sguardo, ammiro le crode che mi circondano.
Qui l’overtourism non esiste. E siamo tra le Dolomiti UNESCO.

Agordino: dove le Dolomiti sono ancora montagne
A differenza dei luoghi iconici diventati meta di assembramenti e selfie, qui il tempo sembra davvero rallentare, i sentieri si aprono silenziosi e il ritmo è dettato solo dal respiro della montagna.
È guardando oltre i luoghi più battuti, che si aprono territori come quelli attorno a Gosaldo dove è ancora possibile incamminarsi tra boschi, prati, malghe e rifugi senza il peso dell’orda turistica.
Spesso da soli. A volte in compagnia di altri camminatori che hanno lo stesso passo. La stessa sensibilità. Persone che hanno scelto di vivere una vacanza diversa. Non masse inconsapevoli che si sono lasciate trasportare.
Qui l’esperienza è rilassante, semplice, rigenerante: ogni passo è un incontro con la natura, ogni angolo un racconto delle Dolomiti meno conosciute.
Mi verrebbe da usare il termine “genuino”: nei rifugi i piatti non sono impiattati per stupire, ma cucinati per essere nutrienti e gustosi; nei sentieri le file che si incontrano sono quelle delle mucche al pascolo; nei nostri appartamenti i dettagli sono curati per rispecchiare la visione di 60 anni di ospitalità.
Qui le albe sono silenziose, il cielo si accende di stelle e le escursioni si vivono seguendo il proprio ritmo. Anche in luglio e agosto rimane spazio per respirare, gustare i prodotti locali e camminare senza fretta.
È per questo che ogni volta che arriva un ospite ad Haus Gobbis sappiamo che ci ha scelto per una vacanza che possa davvero considerarsi tale, in armonia con la natura, con la montagna e con le Dolomiti che ci circondano.
Alzo di nuovo lo sguardo alle Dolomiti Agordine.
Oggi, ancora di più, brillano in una luce nuova.





